I prematuri medio-gravi hanno un tono muscolare minore

Un recente studio effettuato dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, ha  documentato che i neonati partoriti in anticipo di almeno 10 settimane rispetto al termine della gravidanza, presentano delle differenze nello sviluppo rispetto ai neonati a termine individuabili già prima delle loro dimissioni dal reparto di Terapia Intensiva.

Questo studio, pubblicato nel numero di ottobre del Journal of Pediatrics , valuta l’opportunità di intervenire con terapie mirate già durante la prima settimana di vita del prematuro, al fine di migliorarne gli effetti sullo sviluppo a lungo termine. Sono stati valutati 75 prematuri nella TIN del St. Louis Children’s Hospital alla 34ma settimana, poi è stata effettuata una seconda valutazione alla 40ma settimana, e si è visto che quando il prematuro si avvicina alla sua data prevista di nascita, presenta delle differenze sostanziali rispetto ad un neonato a termine.

Le differenze maggiori sono state trovate nel tono muscolare che è risultato inferiore nei prematuri. Questi neonati tendono ad assumere una posizione estesa con gambe e braccia subito dopo la nascita quando sono nella TIN, mentre un neonato a termine tende a mantenere una posizione rannicchiata o fetale, così chiamata perché gli è imposta proprio nell’ultimo trimestre di permanenza nell’utero a causa dello spazio ridotto. Questo produce l’effetto di rafforzare il tono muscolare del neonato a termine. Il medio-grave prematuro, invece, non avendo esperienza di questa posizione nell’utero, non impara ad utilizzare le funzioni cerebrali che comandano ai muscoli di flettersi. L’immaturità nel comando delle funzioni muscolari può interferire con la sua capacità di calmarsi e di coordinare i movimenti con fluidità anche in futuro. In particolare durante il suo primo anno di vita, può incontrare delle difficoltà nello sviluppo di capacità motorie quali rotolare, sedersi o gattonare, dovute proprio al basso tono muscolare .

Probabilmente, prosegue lo studio, intervenire in anticipo già in reparto di terapia intensiva, ad esempio con una buona fisioterapia o terapia occupazionale,  può aiutare questi bambini nel recupero nei confronti dei neonati a termine. Queste terapie devono essere proseguite anche dopo le dimissioni dalla TIN, persino in caso di superamento di severe difficoltà cliniche. Questo perché la capacità di recupero di un neonato durante il suo primo anno di vita, che affronta con una grande quantità di cambiamenti, lo mette in condizioni di eguagliare le capacità del neonato a termine, ma ora si sa che questi cambiamenti nel prematuro iniziano già prima della sua data prevista di nascita.  

Questi 75 prematuri saranno seguiti con controlli fino ai 6 anni di età, per raccogliere informazioni importanti su come interventi differenti possono influenzare lo sviluppo del bambino. E’ fondamentale imparare cosa aspettarsi ad ogni fase di crescita anche nei prematuri perché questo aiuta a valutare se il bambino è al pari o se ha bisogno di ulteriori interventi per recuperare.

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